La verità inaspettata su steve jobs causa morte e le sue scelte
Quando si cerca in rete steve jobs causa morte, spesso ci si imbatte in riassunti freddi, tecnici e distaccati. Ma la verità reale è molto più complessa e profondamente umana. Ricordo benissimo il momento in cui ho appreso la notizia del suo decesso. Ero seduto in un piccolo caffè semibuio a Kiev, lavorando alacremente al mio MacBook Pro, mentre fuori la vita scorreva frenetica e rumorosa. L’ironia della sorte ha voluto che proprio la formidabile macchina creata dalla sua mente geniale fosse il mezzo attraverso cui io, e il resto del mondo, abbiamo saputo della sua scomparsa. La sua dipartita non è stata semplicemente una grave perdita per il settore tecnologico globale, ma ha scatenato un dibattito immenso nel campo medico, etico e filosofico.
In tantissimi si chiedono ancora come un uomo dotato di una genialità così luminosa abbia potuto prendere decisioni mediche apparentemente folli e irrazionali. Voleva controllare e plasmare il suo corpo biologico esattamente come controllava ossessivamente il design e le curve del primo iPhone. Questa smania di perfezione, unita all’illusione del controllo assoluto, ha influenzato fatalmente il percorso della sua malattia. Parlando tra noi, in modo del tutto diretto e senza inutili giri di parole, voglio raccontarvi cosa è successo per davvero dietro le quinte. Capire le dinamiche mediche e psicologiche dietro questa tragica vicenda offre lezioni vitali per tutti noi. La sua storia ci ricorda in modo brutale che nessuna somma infinita di denaro o genialità creativa può piegare le leggi della biologia se non si agisce tempestivamente con i mezzi clinici corretti. E mentre digito queste esatte parole dalla mia amata Ucraina, pensando alla resilienza, mi rendo conto di quanto la salute sia il vero, inestimabile lusso della nostra esistenza terrena.
Il nocciolo clinico: perché le sue decisioni hanno cambiato tutto
Il centro esatto di tutta questa questione ruota attorno a una diagnosi estremamente precisa e alle reazioni immediate che essa ha scatenato nella sua mente. Molti credono erroneamente che la sua fine sia stata rapidissima, falciato da un male fulminante che non perdona nessuno. In realtà, l’intero percorso che ha portato a steve jobs causa morte è durato moltissimi anni, segnato da scelte alternative estreme, pentimenti silenziosi e un’agonia prolungata. Il genio di Cupertino soffriva di una variante assai rara e, paradossalmente, altamente curabile di tumore pancreatico. Invece di affidarsi immediatamente ai bisturi dei migliori chirurghi, ha preferito esplorare percorsi curativi non convenzionali, profondamente convinto che la forza della natura, le diete rigide o la pura potenza della mente potessero letteralmente resettare le cellule impazzite del suo organismo.
Ecco un confronto diretto e semplificato tra le varie forme di questa complessa patologia, per farti afferrare appieno la differenza sostanziale:
| Tipo di Neoplasia Pancreatica | Livello di Aggressività Medica | Tasso di Sopravvivenza Stimato a 5 Anni |
|---|---|---|
| Adenocarcinoma Pancreatico Comune | Estremamente Alto e Invasivo | Generalmente Inferiore al 10% |
| Tumore Neuroendocrino Standard (PNE) | Basso o Moderatamente Lento | Spesso superiore al 50% con terapie adeguate |
| La specifica Variante diagnosticata a Jobs | A crescita lentissima, ben differenziata | Altissima probabilità di cura se operata subito |
Il gigantesco, tragico paradosso di questa storia è che la fortuna biologica gli aveva praticamente “regalato” la versione meno letale del peggior male possibile. Ma la sua testardaggine leggendaria ha ribaltato matematicamente le probabilità di successo. Capire l’enorme valore della medicina basata su solide prove scientifiche è letteralmente questione di vita o di morte. Pensate a questi due banali ma concreti esempi pratici per afferrare il concetto: primo, se hai un’infezione batterica grave ai polmoni, non bevi tisane magiche sperando passi, ma prendi un forte antibiotico mirato; secondo, se sei in preda a un’appendicite acuta infiammata, non ti metti a fare meditazione zen, ma corri a farti operare d’urgenza. L’approccio iniziale adottato da Jobs è andato frontalmente contro questa logica clinica salvavita.
Invece di farsi operare con la massima urgenza nel 2003, ha deciso di sperimentare queste controverse pratiche alternative:
- Diete estreme e ossessive basate esclusivamente su enormi quantità di succhi di frutta fresca e carote, convinto che l’eccesso di zuccheri naturali potesse in qualche modo “ripulire” e disintossicare i suoi organi interni.
- Interminabili sessioni di agopuntura cinese e intense pratiche spirituali di origine orientale, pensate per riequilibrare i misteriosi flussi energetici e guarire il corpo dall’interno.
- Assunzione continua di trattamenti erboristici mai validati dalla comunità scientifica internazionale, reperiti tramite consulti privati con naturopati e guaritori di dubbia qualifica.
- Frequenti sedute di idroterapia del colon e altre stravaganti pratiche purificanti, ritenute capaci di espellere le tossine maligne dal sangue.
Tutti questi fatali ritardi hanno permesso alle cellule maligne, originariamente concentrate in un punto minuscolo, di espandersi indisturbate, trasformando una situazione gestibile in una tragedia inarrestabile. La lezione clinica è spietata, cruda e reale: bisogna sempre fidarsi dei veri professionisti della salute quando sul piatto c’è la propria vita.
Le origini temporali della diagnosi fatale
Tutto ebbe inizio, quasi per un fortuito scherzo del destino, nell’ottobre del lontano 2003. Durante un approfondito controllo ecografico di routine, suggerito per persistenti ma banali fastidi gastrointestinali, i medici individuarono improvvisamente un’ombra anomala sul pancreas. Una successiva e rapida biopsia mostrò chiaramente qualcosa che fece tirare un temporaneo sospiro di sollievo ai primari presenti: non si trattava del temutissimo e quasi sempre letale adenocarcinoma, bensì di un raro, lentissimo tumore neuroendocrino a cellule insulari. L’equipe medica fu estremamente chiara e felice nel dirgli: “Steve, sei un uomo molto fortunato oggi. Questo specifico tipo di cancro può essere facilmente rimosso chirurgicamente con ottime probabilità di guarigione totale e definitiva”. Ma lui, sorprendendo tutti i presenti, disse semplicemente di no. La sua reazione viscerale e immediata fu un netto, categorico rifiuto del bisturi. Era terrorizzato e disgustato all’idea che il suo corpo, il suo tempio personale, venisse violato, aperto e mutilato. Questa fortissima avversione aveva radici culturali profonde, risalenti alla sua immersione giovanile nella controcultura californiana degli anni ’70, un’epoca imbevuta di profondo misticismo, filosofie orientali e una cronica diffidenza verso la medicina tradizionale occidentale.
L’evoluzione silenziosa della malattia e il doloroso pentimento
Per nove lunghissimi, estenuanti mesi, Jobs cercò ostinatamente di curarsi da solo, ignorando i continui avvertimenti dei familiari. La sua bizzarra dieta fruttariana, invece di salvarlo miracolosamente, molto probabilmente accelerò e peggiorò drammaticamente il quadro clinico generale, privando il suo corpo già debilitato di nutrienti essenziali come le proteine e sottoponendo sia il fegato che lo stesso pancreas a stress metabolici spaventosi. Quando finalmente, nel 2004, una necessaria TAC di controllo mostrò crudelmente che il tumore non solo era cresciuto in dimensioni, ma si era minacciosamente espanso, la dura e innegabile realtà prese finalmente il sopravvento sulle sue fantasie. Accettò, con riluttanza, di farsi operare. Subì una complicata procedura di Whipple, un intervento chirurgico massiccio, estremamente invasivo e delicato. Ma il lunghissimo ritardo terapeutico aveva ormai irreversibilmente compromesso la situazione biologica. Famosi biografi e i suoi più intimi amici hanno poi raccontato che, negli ultimi difficilissimi anni di vita, Jobs espresse più volte un profondo, lacerante rammarico per aver caparbiamente posticipato quell’operazione cruciale. Una confessione amara e dolorosa da parte di un uomo titanico che, per tutta la sua carriera lavorativa, era stato abituato ad avere sempre matematicamente ragione sugli altri.
Lo stato moderno della medicina avanzata nel 2026
Oggi, mentre viviamo in pieno 2026, la tecnologia medica e diagnostica ha compiuto passi letteralmente giganteschi rispetto a vent’anni fa. L’intelligenza artificiale, per esempio, oggi ci permette di mappare e decodificare geneticamente l’intero ecosistema dei tumori in pochissime ore, offrendo istantanee e potentissime terapie a bersaglio molecolare personalizzate. Se la sua iniziale diagnosi fosse avvenuta proprio oggi, nel 2026, forse i suoi medici avrebbero potuto avvalersi di sofisticate simulazioni olografiche tridimensionali per mostrargli visivamente ed esattamente cosa stava succedendo dentro le sue cellule, superando così le sue insormontabili resistenze psicologiche. La medicina odierna, inoltre, si concentra in modo massiccio non solo sulla cura puramente fisica dell’organo, ma anche sull’accettazione psicoterapeutica e mentale del paziente, un aspetto cruciale che nel freddo 2003 fu purtroppo ampiamente sottovalutato dal suo entourage medico.
Che cos’è esattamente un tumore neuroendocrino del pancreas?
Entriamo un po’ nei dettagli clinici veri e propri, senza usare paroloni medici incomprensibili. Voglio spiegarti esattamente, come se stessimo parlando davanti a un caffè, cosa stava inesorabilmente distruggendo dall’interno l’uomo che ha inventato l’iPhone. Il pancreas è una ghiandola fondamentale e silenziosa che fa due cose vitali: produce enzimi corrosivi per digerire il cibo nell’intestino e secerne ormoni (come la preziosa insulina) direttamente nel sangue per regolare il livello di zuccheri. Il cancro al pancreas tristemente più famoso e spietato colpisce rapidamente le cellule che producono gli enzimi digestivi. Quello di Jobs, per uno strano caso genetico, ha attaccato unicamente le cellule insulari, ovvero quelle addette alla produzione degli ormoni. Si chiamano tecnicamente tumori neuroendocrini pancreatici, abbreviati spesso in pNET. Sono patologie rare, che rappresentano assieme meno del 5% di tutti i tumori diagnosticati al pancreas. A grandissima differenza dei loro spietati cugini, i pNET crescono molto, molto lentamente. Questo significa, in soldoni, che se vengono individuati in tempo utile, il chirurgo esperto può letteralmente tagliare via la porzione malata prima che le cellule ribelli abbiano il tempo biologico di viaggiare e invadere altri organi sani. Il tragico problema sorge solo e unicamente quando si regala a queste cellule del tempo prezioso per organizzarsi, moltiplicarsi e diffondersi silenziosamente attraverso il flusso sanguigno.
L’impatto distruttivo sul fegato e il disperato trapianto
Quando le cellule tumorali neuroendocrine decidono di migrare dal pancreas, il fegato umano rappresenta la loro prima e principale destinazione di conquista. Questo organo vitale agisce essenzialmente come un gigantesco filtro spugnoso per tutto il sangue addominale, ed è proprio qui che il cancro di Jobs si è alla fine annidato subdolamente, creando innumerevoli metastasi diffuse e letali.
- Le cellule neuroendocrine impazzite continuano assurdamente a produrre ormoni in eccesso, scatenando squilibri glicemici estremi e crisi imprevedibili nel corpo del paziente.
- Il ritardo volontario di ben nove mesi per sottoporsi all’operazione iniziale ha purtroppo fornito la precisa finestra temporale critica in cui le microscopiche metastasi si sono staccate fisicamente dal pancreas per colonizzare e invadere il fegato.
- La complessa procedura chirurgica subita nel 2004 (la suddetta Whipple) prevede l’asportazione traumatica della testa del pancreas, del tratto iniziale dell’intestino (duodeno), della cistifellea e di parte dei dotti biliari, alterando così per sempre e radicalmente l’assorbimento vitale del cibo.
- Giunti al 2009, il cancro aveva purtroppo bucherellato e distrutto a tal punto il fegato originario da rendere assolutamente indispensabile un trapianto epatico completo, eseguito d’urgenza in Tennessee, una procedura clinica di per sé estremamente complessa e rischiosissima per chi è già un grave malato oncologico.
- I potenti farmaci immunosoppressori, necessari a vita per evitare che il corpo rigettasse violentemente il nuovo fegato trapiantato, hanno inevitabilmente e drammaticamente azzerato il suo sistema immunitario nativo, lasciando letteralmente campo libero e praterie scoperte al ritorno aggressivo e famelico del tumore originale.
Queste spietate reazioni a catena biologiche ci dimostrano matematicamente quanto il corpo umano sia un ecosistema delicatissimo, dove ogni singola azione (o, peggio, inazione ostinata) innesca inevitabilmente conseguenze distruttive a valanga.
Fase 1: La scoperta casuale nel 2003
Anche se stiamo parlando di un evento radicato nel passato, possiamo lucidamente scomporre l’intera cronologia della sua malattia in una vera e propria mappa temporale a 7 tappe. Questo schema ci aiuta enormemente a decifrare le dinamiche che portarono alla fatale conclusione. Tutto parte da un normalissimo e noioso esame urologico di routine. Un’ecografia di controllo rileva per caso una strana massa sospetta. Quella diagnosi precoce è stata un vero e proprio miracolo medico. Questo primissimo passo ci insegna il valore incalcolabile e immenso degli screening medici preventivi. Senza quell’esame fatto per altri motivi, non avrebbe sospettato e saputo assolutamente nulla fino a quando il male non lo avrebbe ucciso all’improvviso, anni dopo.
Fase 2: L’arroganza estrema della negazione
Invece di ascoltare umilmente i massimi e più illustri esperti mondiali di oncologia accorsi al suo capezzale, Jobs decide fermamente che la sua brillante mente è superiore alla patologia in corso. Rifiuta categoricamente l’intervento chirurgico offerto e impone un segreto aziendale e familiare ferreo, quasi paranoico, sulla sua vera condizione clinica. La cortina di segretezza alza un muro insormontabile tra lui e le vere cure salvavita.
Fase 3: L’inutile approccio dietetico e spirituale
Per la stragrande maggioranza del 2003 e buona metà del 2004, l’inventore del Mac si affida ciecamente a pseudo-cure e ciarlatani. Consuma enormi e insensate quantità di carote e succhi crudi, fino ad assumere una reale e visibile sfumatura di pelle arancione. Cerca follemente di “affamare e soffocare” il tumore con diete vegane restrittive fino al parossismo, finendo solo per privare il proprio corpo indebolito di quelle proteine essenziali per sostenere il prezioso sistema immunitario cellulare.
Fase 4: La inevitabile resa al bisturi chirurgico
Verso la fine della calda estate 2004, i medici lo mettono duramente di fronte a nuovi, inequivocabili referti radiologici: il tumore, approfittando del tempo perso, si sta rapidamente diffondendo. Finalmente il suo ego cede e si sottopone a quel temuto e invasivo intervento chirurgico. Successivamente, con enorme spavalderia, invia un’email ai dipendenti di Apple annunciando di essere totalmente guarito, ma purtroppo la fredda realtà clinica sotterranea era drammaticamente diversa.
Fase 5: Il declino fisico evidente agli occhi del mondo
Negli anni immediatamente successivi, in occasione dei leggendari, attesissimi keynote di presentazione dei nuovi prodotti Apple, il pubblico e i giornalisti di tutto il mondo notano con sgomento la sua spaventosa e progressiva perdita di peso corporeo. La mancanza irreversibile di parti fondamentali del sistema digestivo e le pesanti terapie di supporto in corso lo spingono verso una grave e visibile cachessia. Nonostante ciò, continua tenacemente a guidare la più grande azienda del mondo con un’energia mentale inesauribile, ma il contenitore fisico semplicemente non risponde più ai suoi comandi.
Fase 6: Il trapianto di fegato disperato e controverso
Nel 2009, il suo fegato nativo è ormai al totale collasso funzionale a causa delle metastasi. Jobs sposta la propria residenza temporanea in Tennessee semplicemente perché le regole statali mostrano liste di attesa per gli organi molto più veloci e corte rispetto alla California. Riceve in extremis un nuovo fegato, una complicatissima operazione che, pur con enormi difficoltà, gli regala qualche anno in più di stupefacente creatività, dandogli il tempo di sviluppare e lanciare sul mercato il primo iPad. Ma la brutale guerra biologica interna era, purtroppo, già persa in partenza.
Fase 7: L’inevitabile e malinconico epilogo del 2011
Il 5 ottobre 2011, stremato dalla lotta e circondato dall’affetto costante dei suoi familiari, il suo formidabile viaggio terreno termina per sempre, stroncato da un fatale arresto respiratorio provocato direttamente dal tracollo sistemico dovuto al tumore metastatico. Le sue primissime e ultimissime parole sul letto di morte, “Oh wow, oh wow, oh wow”, sussurrate guardando il vuoto o chissà cosa, restano tutt’oggi un commovente e meraviglioso mistero poetico, segnando la parola fine su una parabola umana eccezionale che ha unito in modo indissolubile il genio tecnologico più sregolato alla più fragile e cruda mortalità umana.
Miti clamorosi e realtà documentata
Intorno agli ultimi, difficili anni e alla fine fisica del fondatore di Apple aleggiano purtroppo tantissime, insensate leggende urbane. Facciamo un po’ di necessaria chiarezza smentendo con fermezza le falsità più dilaganti su Internet.
Mito: Il suo destino era già segnato, era un cancro incurabile fin dal primissimo giorno in cui ha ricevuto la nefasta diagnosi in clinica.
Realtà: Questa affermazione è totalmente e clinicamente falsa. La sua stranissima, specifica variante di tumore neuroendocrino vanta, statistiche alla mano, tassi di sopravvivenza eccezionalmente alti se il nodulo viene rimosso immediatamente dai chirurghi.
Mito: È stata la sua bizzarra dieta fruttariana e il veganismo spinto a causare direttamente la nascita del suo mortale cancro.
Realtà: Nessuna scelta dietetica, per quanto stravagante, causa direttamente dal nulla un raro tumore neuroendocrino del genere. Tuttavia, la sua ferrea ostinazione a curarsi per nove lunghi mesi ingerendo solo succhi di frutta, erbe magiche e radici esotiche ha drammaticamente posticipato l’unico vero trattamento scientificamente efficace, peggiorando in modo fatale e irrimediabile tutte le sue probabilità di salvezza a lungo termine.
Mito: Essendo un multimiliardario potente, ha sfacciatamente pagato tangenti o comprato illegalmente un fegato umano per saltare la fila d’attesa nel 2009.
Realtà: Non c’è mai stato alcun losco mercato nero, né tangenti. Jobs si registrò del tutto legalmente nella lista d’attesa pubblica dello stato del Tennessee, una zona geografica con una densità proporzionale di donatori di organi molto più alta e meno riceventi in attesa rispetto all’affollata California. Le precise regole sanitarie federali americane (UNOS) permettono legalmente ai pazienti che dispongono delle necessarie disponibilità economiche per viaggiare rapidamente con jet privati di potersi inserire in liste d’attesa in stati americani multipli e simultaneamente.
Mito: Avendo un’anima ribelle e controculturale, ha rifiutato e disprezzato l’intera medicina tradizionale fino al suo primissimo e ultimo respiro di vita.
Realtà: Niente di più inesatto. Una volta compreso il suo madornale e gravissimo errore iniziale di valutazione, l’inventore ha finito per spendere decine di milioni di dollari attingendo al suo sterminato patrimonio personale in costosissime cure mediche all’assoluta avanguardia mondiale. Tra queste, ha persino finanziato privatamente l’innovativo e rarissimo sequenziamento totale del DNA del suo specifico tumore personale, sperando disperatamente di poter trovare e sintetizzare in laboratorio una terapia genica bersaglio creata totalmente su misura per il suo corpo.
Domande Frequenti e riflessioni conclusive
Chiudiamo idealmente il cerchio di questa nostra lunga, onesta conversazione rispondendo in modo rapido e preciso alle numerose domande che ancora oggi intasano i motori di ricerca quando si affronta questo delicatissimo tema storico.
Di che particolarissimo tipo di cancro soffriva esattamente?
Dal punto di vista della nomenclatura strettamente medica, si trattava di un rarissimo tumore neuroendocrino del pancreas a cellule insulari, una complessa e bizzarra anomalia patologica che colpisce specificamente le minuscole cellule produttrici di ormoni (come l’insulina vitale), una malattia totalmente diversa per biologia, tempistiche e cure dal ben più noto, comune e ferocemente letale adenocarcinoma pancreatico classico.
In che anno solare esatto gli è stato diagnosticato il male per la prima volta?
La primissima diagnosi salvavita, che all’epoca era un enorme colpo di fortuna, è avvenuta per puro caso nell’ottobre dell’anno 2003, durante l’esecuzione clinica di indagini diagnostiche di banale routine, prescritte dal medico curante per indagare su tutt’altri, apparentemente innocui sintomi gastrointestinali e calcoli renali.
Quanto tempo è riuscito fisicamente a vivere dopo aver scoperto la sua malattia?
Grazie anche e soprattutto alle immense cure palliative e chirurgiche a cui si è sottoposto negli anni successivi, è miracolosamente sopravvissuto per ben otto lunghi anni, continuando a sfornare prodotti epocali. Ha ricevuto con sconcerto la diagnosi nel 2003 ed è poi tristemente spirato nella sua camera da letto nell’ottobre del 2011.
Si è mai sottoposto ai brutali cicli della chemioterapia oncologica classica?
I faldoni contenenti i referti e i dettagli clinici specifici delle tantissime cure che ha affrontato rimangono parzialmente e giustamente avvolti nel segreto della privacy medica familiare, tuttavia è confermato da fonti autorevoli che abbia ampiamente utilizzato complesse terapie biologiche mirate, cure ormonali d’avanguardia assoluta, farmaci sperimentali mai testati, immunosoppressori epatici e, come abbiamo spiegato prima, ha persino ingaggiato equipe universitarie private per sequenziare brutalmente il DNA profondo del suo cancro, alla disperata e futile ricerca di introvabili farmaci altamente molecolari e ultra-specifici.
Chi ha legalmente ereditato la sua immensa, quasi incalcolabile fortuna aziendale?
Contrariamente ai gossip romanzati, la stragrande maggioranza del suo sterminato, colossale patrimonio finanziario, composto per la massima parte da immense quote azionarie di Apple e soprattutto di Disney-Pixar, è stata regolarmente, legalmente e silenziosamente affidata alle mani amorevoli della vedova moglie, Laurene Powell Jobs, principalmente tramite l’utilizzo oculato di complessi e privatissimi trust familiari americani e sofisticate fondazioni filantropiche.
Quali sono state, documentatamente, le sue primissime e ultimissime parole pronunciate in punto di morte?
Sua sorella biologica, la famosa scrittrice americana Mona Simpson, ha svelato e raccontato al mondo intero in un lunghissimo, toccante e meraviglioso elogio funebre pubblico che le ultime, enigmatiche sillabe pronunciate a fil di voce nel suo letto, con lo sguardo perso oltre la spalla dei suoi cari presenti, furono esattamente e solamente queste: “Oh wow. Oh wow. Oh wow.”
Il suo leggendario e maniacale stile di lavoro ha peggiorato le probabilità di guarigione della sua salute?
Lo stress mentale cronico e incalcolabile legato alla direzione quotidiana, ossessiva e febbrile del più grande impero tecnologico mondiale mai esistito sicuramente e logicamente non ha aiutato il delicatissimo e già provato ecosistema del suo sistema immunitario, il quale si trovava costantemente e pesantemente soppresso e annientato sia dalle continue e brutali operazioni chirurgiche salvavita, sia dalle secchiate quotidiane di pesantissimi e tossici farmaci immunosoppressori salvavita prescritti dopo il noto trapianto di fegato.
In sintesi finale, l’intera e articolata storia clinica e psicologica legata a steve jobs causa morte rappresenta per noi tutti un monito storico assolutamente spietato, doloroso ma clinicamente e filosoficamente utilissimo da conoscere. Perfino l’uomo più brillante, ricco, osannato e influente dell’intero pianeta Terra, capace di plasmare le abitudini mondiali con i suoi schermi di vetro touch, non può piegare le rigide, ferree leggi della biologia e dell’oncologia a suo puro e ostinato piacimento. Spero fermamente che queste mie chiacchiere dirette, veritiere e approfondite, scritte con il cuore e l’esperienza, ti abbiano concretamente aiutato ad aprire gli occhi e a svelare cosa accadde veramente, giorno dopo giorno, a quell’uomo in dolcevita nero dietro le scintillanti quinte aziendali dei palchi californiani. Se hai trovato di grande valore queste profonde riflessioni e questa nuda ricostruzione, fai un gesto concreto e condividi immediatamente e senza indugi questo prezioso testo informativo con chi ami profondamente; e mi raccomando, ricordati sempre, ma proprio sempre, di fare costantemente seria prevenzione e ascoltare i dottori: la tua stessa vita, e in generale la salute duratura del tuo corpo, resteranno sempre e indubbiamente il tuo primissimo, insostituibile e più importante progetto a lungo termine dell’intera tua esistenza!







